Sapersi riconoscere nel tutto. Fratellanza e Rispetto.
Sono più che sicuro di quel che sto cercando: è dura consolarmi; capisco chi sto cercando di essere e cosa voglio fare della mia vita, la chiave è essere me stesso, la chiave è ben nascosta sotto la sabbia del mare.
Posso dire ad ogni modo a cosa sto cercando di giocare, posso dire quali regole voglia rompere, pago per questo in tranquillità, segno che i miei demoni si stanno cibando dei semi dell'anima.
Si parla, si scrive, ci si racconta e tutti quelli che oggi ci domandano vorrebbero forse sapere da poche parole la tempesta di sensazioni e di emozioni che sono stati vissuti...solo a pensarci...mi sembra a momenti di essermi rinnovato, lo so, non siamo tutti uguali, ognuno pensa e non tutti sanno o vogliono comunicarlo: ognuno di noi respirava quell'aria, mangiava di quel pane, ammirava i panorami ed ognuno, per conto proprio, godeva di quella compagnia.Con i nostri ricordi manteniamo sempre vivo il sacro fuoco della presenza, la nostra lontananza è un dato di fatto, la vicinanza è ricercata da ognuno con grande disponibilità ed intensità, siamo liberi di agire anche in questo e per questo! Come ci si sente a starsene per conto proprio, con nessuna fissa dimora come sconosciuti, come vagabondi, come giocolieri e clowns che non vogliono ricordarsi di una dura realtà? Io canto e con me gli Spiriti:
La mia vita è popolata di mostri, quelli che non fanno paura, essi si mostrano, mi camminano accanto, mi proteggono da ciò che mi arriva dall’esterno ed a volta anche da me stesso. Uno di essi è Redrage, quello che non mi lascia mai, mi corregge, egli non è sdoppiamento di me stesso, né il frutto di una complessa personalità. Redrage è lo sciamano, la natura dell’uomo vissuto e che la mia coscienza non ha sepolto e che si ridesta in aiuto contro l’imperante razionalità, il tornaconto, gl’interessi materiali, il dualismo del sì e del no, senza prospettive. Tre uniche parole: segui il tuo istinto.
Strade solcate dalle moto, come il fiume Isonzo solca la natura di quei monti dalle mille tonalità di verde, ne ho gli occhi pieni, sento il rombo dei motori che non ricordano quella del cannone e della disfatta dell’umanità innanzi alla decisione di applicare la guerra come la risoluzione dei problemi. La guerra non è irrazionalità, vorrebbero che fosse considerata così, essa è bieco calcolo ed immondo interessato raziocinio. Non esiste una guerra giusta, solo guerra di conquista, non esiste onorare gli aggressori come le vittime, esistono però le piccole storie di uomini semplici mandati a morire con il terrore negli occhi, esistono fucili, cannoni e mitraglie, il sibilo di pallottole, esiste l’amico che cade accanto, il nemico che t’intima di arrenderti e non te lo fai ripetere due volte, lì sul Monte Corno (Nero). Nonno, hai salvato la tua vita, povera, scarpe di cartone, scavi di fortuna, i generali ti avevano insegnato a farti la tomba, all’occorrenza bastavano poche palate e lì dentro ci saresti stato per sempre, ma poi a chi importa se continuano i massacri? Se fosse stato d’insegnamento tu avresti scelto di cadere, è successo a molti e sono stati traditi da qualcun altro che ha creduto razionalmente di decidere per tutti. Non per me!
Pilamayea a tutti, a quelli che c’erano, a coloro che ci sono, a coloro che leggono queste poche parole, voi avete donato un’occasione di riscatto ad un mondo che ha dimenticato la fratellanza, a me l’occasione che cercavo e che ho trovato.
Seguendo il sentiero che conduce
verso l'oscurità, nel sud,
volti di esausti migranti mostrano speranza
e mi accolgono tra loro:
se vuoi restare per un po'
riposa le tue membra indolenzite per un po',
la notte è invitante
ed ora non puoi temere.
Ascolto il richiamo di uccelli notturni
non riesco ad afferrarne le parole,
mi sono accorto di essere in un bosco
lontano dalla strada.
Vaghe fosche creature strisciano
e si mettono accanto,
con essi tendo il capo
ed ascolto il rombo di una guerra lontana
che alle orecchie si fa sempre più lieve:
la follia era e deve finire lì!
Fratello ti dico:
"Lancia i tuoi pensieri indietro di anni
al tempo in cui l'amore era vita di ogni mattino.
Verrà un giorno in cui le notti di fuga
saranno come quel mattino".

"Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità,di verità". Fabrizio De Andrè
“Darsi un contegno”: è un’espressione che esiste solo nel vocabolario del nostro paese. Un paese che più di tutti ha permesso, “dandosi un contegno”, coprendo menzogna su menzogna, che rimanesse nascosta la sua violenza profonda.
I viaggianti migranti mi raccontano che è stato veramente atroce quello che hanno vissuto, essi, essendo stati i reali attori della tragedia di quei momenti, mi hanno dato testimonianza di aberranti trascorsi, Essi mi hanno fatto però questo dono: "Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini". In quei giorni, in quelle notti siamo arrivati tutti insieme in quei luoghi, ero pronto per provare e condividere ogni cosa. Volevo però uscire al più presto da lì, vedere la luce dei campi senza le macerie ammassate dall'indifferenza degli uomini. Aria, chiedevo, aria, aria, aria. Chi ha detto che il lavoro, lo studio, la vita di un viaggio debbano diventare guerra con tutti questi morti? Perché tanti parlano di salute e sicurezza e del tempo, mentre del tempo che scandisce la vita non sanno nulla? Noi tutti abbiamo perso il senso del tempo, della bellezza, l’espansione del tempo e della vita. Il Sud del mondo è contrapposto ad un mondo di plastica. E’ per la stessa ragione che quando incontro i viaggianti, cerco sempre gente comune, i loro pensieri e le loro anime, quelli che fanno la storia e non si troveranno mai sui libri di scuola. Rimango attratto da quelli che non consumano, bensì da coloro che producono sudore, ideali , sogni: vita. Nei loro paesi essi erano fabbri, massaie, pescatori ed anche vagabondi, sono loro che cerco e che danno un significato al mio patire. Sia ben chiaro, io non invento niente, sono loro le voci che raccontano di speranze e di paure, del dolore dei protagonisti di tragici eventi, racconti che sembrano spezzati, mescolati, nomi che non cambiano l’età, le facce, le azioni. Non voglio né spettacoli né eroi, non li vogliamo, soprattutto da parte di coloro i quali hanno raccontato le loro storie a me. Vogliamo ricordare, invece. Dobbiamo ricordare!
Non sappiamo se e quando si vincerà la battaglia contro le morti di questa guerra, di questa infamia, sappiamo però che non servono le leggi di segregazione, perché esiste quella dell’uomo… ci vorrà di più, dovremmo essere di più, con più forze, più idee. Ci vuole cultura, quella vera, non quella inventata da chi rende palese uno spudorato razzismo.
Redrage
Come ognuno che naviga qui
ogni sera guardo l'orizzonte
se la brezza diventa bufera
ci sorprende da sempre così.
Inizio a sognare:
ci siamo noi due,
affondiamo senza respirare,
ti protegge una coperta,
niente sembra farti bene,
non vuoi più sapere,
non vuoi più rialzarti
così non potrai più cadere.
Mi risveglio, vene,
qualcosa ti scorre lì dentro, lo sento
e mi tranquillizzo.
Scrivo da questa spiaggia,
sei appena uscita dal mare,
finalmente un cielo in testa in cui guardare,
e dovunque mi giri stelle,
una di quelle si fa cercare
e si fa indicare da te.
Luci delle guance,
a milioni di anni da qui
c'è una stella,una stella soltanto
ti assomiglia se ridi così.
Spiaggia in cui cadere
appena uscita dal buio,
finalmente un cielo in testa,
e dovunque mi volti: le stelle.
Ho visto solo stelle buone sulla tua pelle,
se tornerai domani saprò darti quelle perse,
lascerò che tutte rimangano sospese
fin quando non le cercheremo a rivedere.
Redrage
In questa notte di nebbia ritrovo un sogno agitato, un ricordo impreciso, tutto sembra sospeso
Lì dove sono sempre stato
prima di salire intorno ad una montagna,
dove s’inizia tutto daccapo
tra vecchie scatole, ricordi,
e bicchieri luccicanti,
nei sottoscala, le dita vaganti
tra macchie d'umido e screpolature.
Dove s’inizia tutto daccapo
tra scantinati e cantieri aperti,
lungo una scala arrampicata al buio,
in fondo ad un cesto di panni sporchi,
nell'incoscienza dei giorni più felici,
nel sorriso sparso in mille pezzi,
nelle parole che non vanno a dormire.
In fondo agli occhi, dietro una porta a vetri,
lungo una strada ormai dimenticata
per il passaggio di un vicolo segreto,
circolare e senza uscita.
Andare a fondo prima di dire e di capire,
abbandonarsi senza sforzo e movimento
guardando in alto senza un gemito.
Andare a fuoco prima di dire e di capire,
soffocare senza un lamento,
in questa notte non c’è aria.
Mi han trovato tra le mani i tuoi capelli neri
seduto in cima a quella montagna
in quell'istante in cui si cambia forma,
é solo il punto di osservazione che fa la differenza,
guardare da un solo punto tutto ciò che è distante è periferia,
spostandosi oltre l'orizzonte le periferie svaniscono,
diventano solo luoghi di passaggio. Redrage
Ancora saluterò quei puntini sulla costa
e ancora sbatterò la mia testa contro la porta dell’indifferenza.
Ancora mi infurierò e farò la mia piccola pace.
Sono un'ombra e facile da ignorare,
non tremerò nel freddo,
non pagherò alle tenebre il mio pedaggio,
non coprirò la mia testa nell'oscurità,
e non mi dimenticherò di quando ci hanno divisi.
Non ricomporrò il tempo che ho dato
non proverò a cambiare la tua mente
non mi sentirò meglio nella fredda luce del giorno:
Redrage
Abbiamo perso l’orizzonte
abbiamo camminato fuori dalla mappa
spostandoci in uno spazio vuoto
lasciando gli orologi ticchettare.
Abbiamo pianto
sembra pioggia caduta,
essa lenta brucia sul prato,
vi sono i fantasmi alla foce
quelli inghiottiti dalla tempesta.
Qualche volta mi sento invulnerabile,
qualche volta sono il colore dell’aria,
non è sempre realtà
scopro che non sono lì,
ma nel crepuscolo di un sogno.
Abbiamo camminato fianco a fianco nel mare.
Abbiamo guardato il cielo spostarsi di lato.
La luna ci scuoteva e l'oceano si arricciava come un fuoco delicato,Narrano nel mio paese. Narrano con tenerezza
del mio amico che se ne è andato
non ci ha detto ci vediamo domani
non ha detto addio a sua madre
non ha lasciato una lettera
che ravvivi le tenebre della sua notte.
Ella si
avete incrociato uno scomparso?
Due stelle sono i suoi occhi,
le mani due cesti di mirto,
il petto un
Il mio amico se n'era andato,
e' tornato in un
Mahmoud Darwish

Io, io sarò re e tu sarai regina. Sebbene niente li manderà via, noi li potremmo battere anche solo per un giorno. Possiamo essere Eroi, solo per un giorno e tu, tu che hai fatto fino adesso cose mediocri, berrai tutto il tuo tempo perché siamo amanti, e questo è un fatto reale. Noi sì siamo amanti, è proprio così! Non vogliono tenerci uniti! Potremmo rubare un po' di tempo, per un solo giorno possiamo essere Eroi, e da oggi per sempre. Che ne dici? Vorrei che tu sapessi nuotare come i delfini, come i delfini nuotano e sebbene nulla ci terrà uniti, noi li potremmo battere, ancora e per sempre. Possiamo essere Eroi, anche solo per un giorno. Io posso ricordare in piedi accanto al Muro, i fucili spararono sopra le nostre teste e ci baciammo, come se niente potesse accaderci e presi la tua mano. Insieme possiamo andare via! Infinita pazzia! Che cosa sia è esattamente chiaro! Qualcosa sta succedendo qui? C'è un uomo con un fucile in mano laggiù, che mi sta tirando addosso, tutti cercano di capire cosa sta avvenendo quaggiù, le linee della battaglia sono state già tracciate, niente può essere giusto se ogni cosa è sbagliata, noi giovani facciamo parlare le menti facendo crescere la resistenza da dentro. Che giornata campale! Di grande foga. La paranoia colpisce duro, striscia dentro la vita delle persone quando si vive nella paura. Se esci dalla linea tracciata, arriva un altro uomo e per paura ti porta via. È meglio fermarsi? Ehi, cos'è questo rumore? Nessuno più cerca di capire cosa stia avvenendo quaggiù? E' la vergogna dell'altra parte. Oh possiamo batterli ancora e per sempre! Allora potremmo essere Eroi, anche solo per un giorno, possiamo adesso essere Eroi. Siamo un nulla e nulla ci aiuterà, potremmo stare più al sicuro, solo per un giorno. Potremmo batterli con il nostro Amore anche per una sola volta, anche per un sola notte e per loro sarebbe per sempre. Redrage

Così nel tempo Ella è stata chiamata: "Colonna del cielo" da Pindaro, "Fucina di Efesto" pei greci, "La Montagna" dagli arabi; per definire "Etna" si sono provati in tanti, l'imperatore Adriano la rappresentò affermando: "Uno dei momenti supremi della mia vita" , questo dopo che egli riuscì a scrutare l'alba dalla vetta del vulcano "Etna" dopo avere affrontato una difficoltosa ascesa.
Tanti altri vollero perdere la loro vista dentro la maestosa voragine del cratere centrale, la stessa bocca che inghiottì il filosofo Empedocle; su di Lei scrissero letterati del '700 come Goethe e Guy de Maupassant alla fine dell'800. Ad Ella non si rende merito, per chi giunge da queste parti, il pensare di trovarsi su di una montagna qualsiasi, i vari elementi che in Ella si fondono e la costituiscono, la rendono di grande interesse scientifico, le si riconoscono ambienti eccezionali per fauna e flora, esclusivi in ambito mondiale.
Insieme al vulcano "Etna" si armonizzano la vegetazione che affonda le proprie radici nelle rocce laviche disgregate, la fauna che vi alberga e l'uomo che si è insediato estirpando, dissennatamente a volte, i frutti di un terreno reso fertile dalla ricchezza dei minerali; con la sua pietra egli ha costruito ponti, strade e città magnificandole in perfetta simbiosi con l'ambiente circostante, tutto di pietra nera. Lasciatemi che descriva “Ella” cominciando dalle vette che sono quattro ed a quote differenti. La comprensione e la conoscenza inizia visitando per ironia del cosmo, dalle sue voragini deputate a svolgere la costante attività effusiva e di degassificazione, in tutte le sue espressioni è da ritenersi tra i vulcani più attivi: cratere centrale, cratere di nord-est, bocca nuova, cratere di sud-est. Da sud e da nord è possibile raggiungere l'area sommitale solo con guide alpine dai due versanti: dal Rifugio Sapienza ed a nord da Piano Provenzana.
Torniamo alla vetta di "Etna". A tremila metri, in quel territorio di contesa tra la vita e la morte dove le piante pioniere lottano per la sopravvivenza, si procede a piedi e dopo un pianoro tracciato dalle ripetute lave effusive, si affronta un dislivello di trecento metri che separa dal bordo craterico: la fatica è spesso ricompensata da un unico spettacolo naturale che si gode dal "balcone degli dei". Dalle sommità lo sguardo spazia dallo Jonio al Tirreno , dalla Calabria al Mediterraneo, scorgendo i monti Nebrodi e le Madonie, i fiumi Simeto ed Alcantara, Capo Peloro e Capo Passero.
Col cuore in gola per la trepidazione e per la fatica si raggiunge a tentoni il bordo: una voragine immensa profonda almeno mille metri e larga cinquecento, in grande quello che si visita ai crateri Silvestri più in basso nel versante meridionale; in più si notano grazie al soffio di un vento ciclonico, momentaneamente nascosti da una sbuffata di acre fumo grigio, alcuni spuntoni rocciosi che cavalcano tutta la circonferenza di buona parte dei crateri. Le albe ed i tramonti mozzano il fiato, lo "Spirito” rimane sospeso, tanto che sembra di vagare in paradiso: un tappeto di nuvole si corica sotto i piedi dando una netta sensazione di volare. 
Non si pensi che con la visita delle sommità si sia conquistato il vulcano, nulla di più falso!
Non si possono ignorare i fianchi abbondanti di "Etna", fianchi ricoperti dalla lava per centinaia di volte nel corso dei secoli. Si pensa che da una caldara situata sotto l'attuale Valle del Bove sia nata "Etna" , "a muntagna", appena 500.000 anni fa: giovanissima, intrigante e stupenda.....
L’unica mia preoccupazione, mentre risalgo lungo le strade montane, sono il flusso sostenuto degli altri veicoli a motore che incrocio, il contorno di viali alberati sono il salotto in cui mi accomodo e nel fantasticare un mondo disteso ai miei piedi, mi sento speciale, diversamente unico, mi sento un bambino che ha scoperto che salire sul davanzale della finestra, si scopre un mondo da osservare, mille volte sognato.
Un viaggio a piedi nella natura di Etna.
La mattina alle 5 sono già in macchina, ho approntato ogni cosa la sera prima, il materiale di sopravvivenza si trova dentro lo zaino da 100 litri, al termine è la volta di arrotolare il mio sacco a pelo e quello di Ariel. Oggi si sale in macchina, il mio "pastore" mi accompagna, ha capito tutto, mi ha spiato la sera prima, i movimenti sono stati fin troppo chiari, facile capire per lui quando è il momento di uscire verso "Etna" perché ella non è solo un vulcano , bensì un gigantesco deposito di energia a cui attingiamo come fonte bevendone gli effluvi. Facciamo sosta a Nicolosi per rifornirci di pane caldo e di acqua presso la fonte "acqua del parrino" in contrada Tardaria di Pedara e poi si riparte verso l'ultimo tragitto di 12 km, direzione: Etna sud.
Tra tornanti e burroni, tra nuove lave nerissime e arbusti circondati da colate come lingue scure, lambenti. inforcata la strada che conduce all'osservatorio astrofisico questa si restringe sempre di più fino alla grande porta in pietra che sbarra l'entrata alle auto; all'ingresso pedonale stazionano i tornelli in pietra i quali danno il benvenuto ai visitatori instradandoli verso un viottolo asfaltato che per un breve tratto è in discesa in mezzo ai boschi. Oggi desidero compiere un tragitto particolare, un lungo tratto di strada di cui i primi tre sono agibili e di media difficoltà, il resto della pista è in terra battuta per altri 15 Km. stanotte conto di rimanere a dormire al rifugio di Monte Scavo e domani se il tempo me lo consentirà, farò un'ascensione verso Monte Maletto a 2.200 mt, nell'ultima parte mi aspetta un passaggio impegnativo da superare: una ripida salita su sterrato lavico mi porterà, dopo 2 km. di ascesa, al rifugio più spirituale, la mia isola di pace e di meditazione. Da un paio di anni gli amici non mi accompagnano più, c’è chi è emigrato, chi s'è invecchiato troppo per queste passeggiate, altri interessi sono subentrati, lo so, ci vuole tanta passione in queste cose da montanari, bisogna possedere come il tempo meteorologico un carattere estremo, buon spirito di adattamento, di sacrificio, conoscenze specifiche e cosa più importante: un profondo rispetto per la montagna. Il tragitto mi permette di passare attraverso boschi di specie in costante diversità a secondo dell’altitudine: pini loricati, abeti, castagni e larici, noccioleti e alberi da frutto; ogni pianta mi lancia un segnale, un cenno del passaggio di altri visitatori, Ella mi orienta e calma il mio respiro perché ne sento l'enorme energia; si passano spazi senza vita come paesaggi lunari, la lava la fa da padrone, fanno capolino ogni tanto le ginestre , alloro e origano, essi non hanno bisogno di copiose piogge, sì del vento per spandere odore, fragranze ed altri semi. Come un uomo sandwich, zaino in spalla ed al petto la sacca del pastore, circondo la mia amata col mio braccio sinistro e segno una circonferenza verso nord-ovest aggiungendo al mio bagaglio personale, di volta in volta, nuove percezioni che so di accogliere con lo spirito di un novizio: so attendere ogni cosa che poi m'arriva, nessuno mi ha insegnato, l'esperienza mi è stata maestra imparando ogni volta. Supero dopo breve sosta il Rifugio della Galvarina a 1600 mt, il tempo all'interno mi è trascorso tra una spremuta di arance ed un paio di biscotti della monaca, anche una bevuta d’acqua mi reintegra quella dissipata, quindi mi sposto con passo celere all’attacco dei 2000mt di Monte Palestra, questo è il rifugio più piccolo ed accogliente.
Il tragitto compiuto è ancora breve, bisogna avere cura di non far passare dopo pranzo più di 2 ore: voglio altra luce per almeno 4 ore, c’è da fare legna! Nel pomeriggio è il momento in cui fanno vedere la loro bella faccina (solo per vista allenata) scoiattoli, lepri e volpi, vicino ai corsi d’acqua i furetti e le marmotte, è un habitat dalla morfologia del suolo perfetta a causa degli anfratti che si dispongono naturalmente per dare loro riparo dai predatori. “Monte Nunziata” ed i suoi ingrottamenti (hornitos) mi fanno presagire che siamo quasi arrivati al rifugio della notte, “ariel” sta al guinzaglio all’erta davanti a me.
La strada dei sentieri natura in terra nera segna l'orizzonte in mezzo a chiazze arboricole di pini loricati e dopo ogni scalata si spalancano agli occhi stupendi paesaggi carichi di verde e di lave rosse e nere con sfumature gialloverde. Il terreno non è regolare ed ad un tornante fanno di seguito speroni di roccia che si addentrano con le lave nel fitto bosco di cerze, mentre più in là il vento schiarisce la vetta della mia amata "Etna", e...mi abbandono languido al disopra di un muretto a crudo: l'ammiro trasognato, mille volte l'ho fantasticata.
Appena in discesa la strada si divarica , sulla destra ecco mostrarsi un tetto di tegole rosse con comignolo e banderuola, arrivo ed i sacchi non mi pesano più ormai, giro il cappello, il sole non mi ferirà più, posso togliere gli occhiali da sole; il cammino di 18 km., non fosse per il peso dei bagagli, sarebbe una passeggiata più lunga, ma sempre ai limiti della lussuria più sfrenata.
Lungo il tragitto Ariel tiene teso innanzi a me il guinzaglio di 2 metri, egli senza tirare fa sentire l'energia dei garretti, alla vista della meta agognata, saluta la natura dei luoghi con un fragoroso abbaio, pregusta una notte in libera compagnia. Scevro da pendagli ormai caracolla in mezzo alla radura che si apre davanti alla casa, quante volte, forse mille, gli lancio il legno che egli giocoso mi riporta mimando il prossimo riporto con balzi che man mano s'allungano sempre più d'ombre. La legna è raccolta ed è ora di accendere il vermiglio fiore del fuoco, la temperatura s'abbassa e la felpa fa spazio ad un maglione col collo alla dolce vita, le candele all'interno del rifugio Monte Scavo vengono accese. Noi ci prepariamo così al buio della notte, l'aria è frizzante non si può ancora parlare di freddo a 7 gradi, la notte è alle porte ed al camino ho aggiunto la mia minestra di farro e legumi. Il pastore gira intorno alle assi che fanno da tavolo e sedie inseguendo le ombre e le scintille dello scoppiettio della legna umida: più felice di lui non c'è nessuno e mi beo di questo perché nell'innocenza trovo le risposte alle mie domande. Sono satollo di ossigeno, la luce delle stelle rischiara le cime, il vento sgretola il silenzio dei pensieri, le domande più frequenti fino ad ieri trovano certezze nelle risposte e nella semplicità di quelle luci che gli antichi credevano i buchi da cui gli dei ci guardano. Luna niente almeno per ora, ella riposa dietro il cratere vulcanico, tra qualche ora farà a gara con la mia stanchezza per essere ammirata e nulla m'impedirà di trascorrere un'altra notte in compagnia delle essenze evocate, Redrage le metterà in cerchio attorno al fuoco. Ci passeremo la pipa raccontandoci della Sacra Madre Terra, degli abitanti, dei fiumi, dei mari, dei monti, della dura esistenza e dei beni preziosi che più amiamo. Siamo venuti quì per potere parlare dei nostri nuovi progetti ed Ella ci aiuta in questo. picasaweb.google.it/Redrage55/ImmaginiEtna#
Redrage
Stavo sdraiato in una cantina con la luna piena negli occhi, quando il sole esplose nel cielo, la mia testa suonava come una band, mi sentii andare in estasi, pensavo a ciò che mi aveva detto un amico, non una bugia, lo speravo. Ho visto in sogno navicelle argentate sostare nella foschia gialla del sole con i bambini in lacrime e i colori svolazzanti attorno ai prescelti . Tutto come in un sogno mi sento aggrappato ad un filo di vita. Il mondo in un pugno non significa nulla. Salgo su questa barca, non ho dubbi: sono in cerca di terre pacifiche senza guerre nei dintorni, un oceano di mani che stringono e afferrano il cielo. Il vento soffia attraverso le vele. Mi sento come se me ne fossi andato per partire con il vento che soffia attraverso le mie vele. Ci vorrà tanto amore per farci superare la notte per far funzionare bene le cose, per cui se sei là fuori ad aspettare, spero che tu ti faccia vedere presto perché la mia testa ha bisogno di un riferimento, non di solitudine. Ci vorrà tanto amore per cambiare le cose. Accade, oggi, che nella rete affiori la nostra necessità di salvezza e la salvezza, appunto, non può che stare nel riannodare legami, nel ricostruire reti, nell'immaginare un avvenire. C'è una rivolta di genti diverse che porta il nome di ognuno, le rivolte sono una festa che non hanno un padrone, passano, vanno, non si accasano mai, traversano terre e frontiere. Cacciare i padroni, sconfiggere il re non per le terre né per i fucili, l'orgoglio o il passato, ma per sapere che cosa adesso noi siamo. Ti hanno ammazzato nel bosco o in un forte delle praterie,ti hanno ammazzato invidia o vendetta, o gelosia, hai avuto molte morti, e non è strano, per uno che era di molte nazioni, profeta dell'arco, guerriero col fucile, devoto a molti dei. Hai avuto molte morti ma non una risposta: voglio sognare un sogno in comune io devo sapere chi siamo.
Si vive di tempo e di un vibrare eterno, si vive di luce e di conoscenza che cresce, si vive di strade belle e di qualche ponte caduto, di tempo che verrà, di tempo che intanto ti si cuce addosso. Si vive in due fino a capire il mistero cercato di una carezza, della complicità e dell’incontrarsi. Si cresce di buoni ricordi, si vive nel presente, sapendo che la semina nel passato rappresenta frutti d’aspettative nel presente. Ma guarda ancora: esisto, mi vesto, mi svesto, buon esito io resisto. Siamo ancora qui, scampati ad un fuoco di fila, a contarci ad uno ad uno, a raccontarci di un futuro; siamo fuochisti e marinai, rinominiamo le stesse strade, siamo fornai e cantanti, flautisti e liutai. Sappiamo di scale e martelli, sappiamo di vele e pennelli, abbiamo bussola e vento, il cuore in un pugno, siamo senza bandiera. Col tempo si nasce si cresce e si resta a metà, col tempo il tempo diventa di seconda mano. Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri, di pioggia, di voglia di ridere e di un pianto che non si vede. Redrage

La catena d’argento non si può riparare? Non significa che tutto debba finire . I petali ancora riflettono l’arcobaleno, il profumo di fiori pervade l’aria, ci spostiamo nel cerchio dell’esistenza che gentilmente fa luogo al nostro passo. La rinascita perpetua è la nostra essenza, il mutare delle stagioni ci racconta il vero. La catena d’argento non si può riparare? Ma non significa che tutto debba finire. I fiocchi di neve ancora riflettono l’arcobaleno, bianche piume animano l’aria. Solo quando ci accorgiamo della crudezza della realtà cerchiamo di ritornare alle cose più semplici, alle cose più essenziali e vere. L'ispirazione e la corrispondenza del cuore, il cuore proteso verso il bello, l'evidenza più evidente, tutto ciò parte dal sentimento che provoca la natura, che s’impone e non pretende niente. Basterà un tuo soffio e mille piccole piume voleranno... Appeso alla finestra l'acchiappasogni attende di afferrare un sogno per me, possibilmente grande. Calmo, immobile, attende nella notte di acchiappare un sogno che viaggia nell'aria. Di pelle è la rete, leggere le piume ed immensa è la magia che emana. Mi porterà un amore, una storia lieta o una canzone? Oppure degli incubi dove tutto va per il verso sbagliato. Il tempo ora è giunto per me di dormire e attendo un sogno, che sia bello e fortunato. Acchiappasogni, acchiappasogni prudenza, ti prego il mio cuore ora è calmo, la mia mente rilassata. Va' nella notte e trova ciò che vuoi acchiappami un sogno, che sia importante e tranquillo....Come per incanto le incertezze svaniranno...La tristezza si dissolverà nell'aria...Gli affanni se li porterà via il vento...Mentre i sogni voleranno...liberi nello spazio infinito...pronti per essere esauditi. Redrage

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