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Utente: Redrage
Scrivo perché ho memoria e la coltivo scrivendo della mia gente, degli abitanti emarginati dei mie mondi emarginati, delle mie utopie derise, dei miei gloriosi compagni e compagne che, sconfitti in mille battaglie, continuano a preparare i prossimi combattimenti senza paura delle sconfitte.

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martedì, 27 febbraio 2007

raggio di sole 

L'identità di una persona non è il nome che porta, il luogo dove è nata, né la data in cui è venuta al mondo. L'identità di una persona consiste, semplicemente, nell'essere e l'essere non può essere negato. Il mio breve viaggio tra la risacca del mare e la pioggia battente mi ha portato a conoscere ed a toccare materialmente la sofferenza di chi non ha avuto sinora riconosciuta la propria identità di essere umano. Mi sono trovato in un mondo differente, con uomini, donne, vecchi e bambini, oltre l’omologazione dei tempi, oltre il non riconoscimento della diversità di ognuno. Parlo di umanità e non di fattucchieri delle comunicazioni, né tanto meno di politici i quali in questo momento stanno cercando una riconferma parlamentare del loro status quo, ognuno nei propri ruoli, da parte dell’opinione pubblica. Teatrino di pulcinella! Voglio ricordare, che se dovessimo esaminare la loro vera identità, risulterebbe, almeno per il dieci per cento, che costoro hanno seri problemi con la giustizia e che nessuno di noi si sognerebbe mai di andarli a prelevare nelle proprie abitazioni per rinchiuderli in un centro di permanenza temporaneo, in attesa della definitiva ed auspicabile sentenza di un giudice. In Parlamento sí, tant’è che forse varrebbe la pena dirottare i presunti «poliziotti di quartiere» o i “guardacoste” lontano da quelle zone ingiustamente screditate, per impiegarli più utilmente al pattugliamento delle aule parlamentari, dove statisticamente si rileva la presenza piú massiccia di devianza criminale. 

postato da: Redrage alle ore 15:50 | link |
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mercoledì, 21 febbraio 2007

Figli

guarda in cieloI vostri figli non sono vostri figli.
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.
                     Kahlil Gibran
postato da: Redrage alle ore 02:51 | link |
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lunedì, 19 febbraio 2007

In attesa di ricongiungerci

 Grande Spirito, arrivo!In ricordo di un caro Amico, di un Fratello che non è più presente quì, in mezzo a Noi. Egli si aggira dalle nostre parti bonariamente, così come era Lui: "Il Sole splende in un Cielo terso, gli alberi immobili, in attesa".

Non solo il ricordo, anche le tue azioni di pace rimangano in mezzo a noi.

A Te dedico un frammento dello  Spirito che ci unisce:  

"Se potessi placare il tempo, fermerei quei momenti che ci hanno visti vicini,che ci hanno reso amici. Fermerei ogni attimo in cui mi hai dato affetto, mi hai regalato un sorriso.Fermerei ogni minuto in cui le tue parole mi sono scese nell'anima e mi hanno fatto stare bene. Ma se anche il tempo scorre implacabile,nel profondo del mio cuore il bene che provo per te, non vedrà mai i giorni passare, i ricordi giocheranno con i miei pensieri e in me ci sarà sempre  l'eterno ripetersi di una gioia immensa".

              in nome di mio Fratello.

postato da: Redrage alle ore 03:12 | link |
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domenica, 11 febbraio 2007

Morti bianche, lavoro neroAllora andare a lavoro è come andare in guerra? Consumiamo prodotti dell´agricoltura, industriali, anche dello spettacolo, che spesso nei loro processi di produzione sono macchiati dal sangue di lavoratori e lavoratrici: quando il mestiere da difendere viene pagato a prezzo della vita. Prendo in prestito il brano iniziale del"La Montagna bianca" di Raimo: "Beati quelli che precipitano dal tetto di un capannone che cede all´improvviso, beati quelli che vengono schiacciati dal carrellino elevatore che stavano guidando, beati coloro che vengono investiti da frane di materiale edilizio nei cantieri abusivi, beati coloro che vengono trascinati e stritolati dai nastri trasportatori, beati i camionisti che rimangono ustionati mentre controllano l´olio, beati coloro che scendono nei pozzi per lo scarico delle acque reflue e soffocano a causa delle esalazioni tossiche, beati i soffocati da un incendio improvviso in una fabbrica-garage di materassi, beati i bruciati vivi, beati gli affogati in una tramoggia di olio di sansa, beati quelli che non entrano nelle statistiche perché muoiono per incidenti stradali avvenuti per la stanchezza conseguente al lavoro appena finito, beate le vittime di esposizioni ad agenti cancerogeni e tossici". Particolarità per i lavoratori nativi o migranti,che si trovino in condizioni di indigenza, sono le mutate condizioni di lavoro in peggiori, che, per alcune categorie, è asservimento. Le garanzie per questi Uomini appartengono ad un’altra epoca, per cui viene naturale provare, da parte di altri Uomini più garantiti e fortunati, una sorta di odio razziale, appena essi reclamano di esistere come persone e non solo come oggetti di natura. Uomo, tu non puoi protestare! Perché se protesti non ti fan più lavorare, e tu immigrato devi lavorare, se no non ti rinnovano il permesso di soggiorno. E se protesti troppo, ti picchiano, conosco tanti casi del genere, ma anche chi viene picchiato se ne sta zitto, tanto più se è Clandestino, che se va in questura intanto lo rimandano al paese. Figuriamoci poi l’orario di lavoro, protestare per quello è inimmaginabile, non si conosce tempo, il tempo di un immigrato è tempo per il lavoro, resta la notte, se va bene, e la notte è fatta per dormire.
postato da: Redrage alle ore 13:01 | link |
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venerdì, 09 febbraio 2007

POPOLO BIKER

un insana pazziaIl più delle volte ci rammarichiamo per avere avuto tanta fretta anche durante il tempo libero, soprattutto per aver perso valide occasioni per parlare e mostrare alcuni aspetti positivi della nostra personalità. Il risultato è una specie di superficialità senza fine, una monotonia che anni dopo ti porta a chiedere che ne è stato del tuo tempo e a rimpiangere che esso sia così trascorso. In motocicletta, in totale libertà, al contrario, si passa il tempo a percepire le cose e a meditarci sopra, “senza nulla che ti incalzi, senza l’impressione di perdere tempo”. Il viaggio fatto di notte in moto e tutto quello che ne consegue, è un’occasione per parlare, e sottintendo: parlare con attenzione, precisione. Solo chi è esposto spesso, nell'inesorabile silenzio delle ore notturne e solitarie, al libero corso dei propri pensieri, sa osservare benevolmente e giudicare le cose con amore, sa vedere  e comprendere, dove altri non riuscirebbero mai, senza mettersi alla prova. Viaggiare in motocicletta non rappresenta un modo come un altro per cercare di arrivare alla meta, la moto e la strada che scorre diventano la meta stessa. Sono stato per mille volte, durante la marcia, sostenuto dall'energia dei miei vicini, percezioni che ho condiviso con tutti gli altri: piccoli semi che spargi durante il cammino, alcuni di essi riescono a germinare ed a  spiccare il volo verso  l'alto, verso la luce del sole.  Per me appartenere al  Popolo Biker rappresenta un motivo di onore e di orgoglio, per tutta la cultura che ci portiamo appresso e che nessuno mai riuscirà a farci rinnegare.                              redrage

postato da: Redrage alle ore 16:21 | link |
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sabato, 03 febbraio 2007

 

oltre quel muroTutti siamo chiamati, anche quelli che scagliano le pietre in un esasperato degrado urbano, dove orde di simil governanti, di simil insegnanti, di simil medici sono stati chiamati, e molti di loro hanno scelto strade diverse da quelle umane. Questi Attila hanno creato solo scempio nei rapporti tra gli uomini, al loro pensiero contorto hanno dato subito seguito ad azioni scellerate di sciacallaggio. Provo grande sofferenza nel pensare che un uomo di questa terra durante il proprio lavoro, possa rischiare di lasciare e ce l'ha lasciata la propria esistenza per una partita di pallone, alla stessa maniera affermo che i nostri quartieri sono privi di spazi di aggregazione, nel più completo stato di abbandono, Non è basilare, ma solo una esigua minoranza di giovani prestano la propria opera a favore di chi ha avuto alterne fortune familiari e sociali. Gli unici spazi per alcuni giovani sono le bande e i gruppi politici di ispirazione neonazi. Desolazione tra gli alveari cementificati, strazio per la perdita del proprio uomo: marito o padre, tormento di un lavoro perso per un'industria chiusa e mai più riaperta, rovina con i creditori che bussano incessantemente alla porta, deturpamento di uno dei più bei paesaggi in cui mare e vulcano si fondono in un abbraccio spettrale con in mezzo una città letteralmente saccheggiata, dove fanno bella mostra le opere simil pubbliche e se ti avventuri per le strade con una due ruote, rischi di fracassarti dentro una buca da trincea di guerra. Tutti chiedono il ripristino dello Stato di polizia per contare così altri morti e feriti, altre famiglie straziate, anche l'interdizione dal calcio considerato una volta lo sport per eccellenza. Adesso gli stadi, al contrario di quel che si pensa, sono diventati terra di conquista di leggi razziali e di omologazione estremista. "Tanto se volete, pagate due volte e la partita ve la vedete alla tv". C'è chi ha l'abbonamento e siccome  "The show must go on", la partita  si giocherà a porte chiuse o in altra sede con svolgimento regolare; tutti staranno lì a tifare per un baraccone di miliardi che appesta di mefitico morbo.   Redrage

postato da: Redrage alle ore 17:18 | link |
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giovedì, 01 febbraio 2007

SentieriOsservo i rifiuti della città,  ai margini delle nostre autostrade,  nei mezzi di trasporto appena abbandonati dai passeggeri, o all'uscita delle cosiddette grandi convivenze..., non c’è altro che inorridire: immagine di disordine e di bruttura che emana.  Rifiuti che mandano un doppio crudele messaggio: mi dicono che le cose vengono usate con economica brutalità, senza alcuna comprensione e sintonia, e che tutto ciò che non conserva l'abbagliante luccichio del "nuovo di zecca" è semplicemente da buttare. Che terribile oracolo: l'"usa e getta" come canone fondamentale della società, applicata non solo alle cose, bensì anche agli uomini ed ancor più alle donne. Tutto ciò mi svia dal conoscere a fondo, di amare, di scoprire, di possedere davvero, di inventare, di creare. Ogni cosa dopo brevissima vita si trasforma in rifiuti da rimuovere e possibilmente annientare, magari persino da catapultare nello spazio, quando non si sa più come difenderci da essi.

"Raccogliere ed onorare i rifiuti", potrei chiamarla: persone rifiutate raccolgono persone e cose rifiutate, rifiuti generano accettazione e solidarietà. Ciò contiene per me, una profonda filosofia di vita, indica una vera e propria svolta di civiltà. Coloro che crediamo scarti diventano sorgenti di vita, non solo economica o sociale, e intorno a ciò che una società di superficie rimuove con gesto fastidioso e insofferente, si aggrega un'altra società, più comunitaria, più attenta obbligata ad andare più in profondità, caratterizzata non da ciò che può spendere e sprecare, ma da quanto sa fare e quanto sa aiutarsi e farsi aiutare. Forse a molti farebbe bene l'esperienza di vivere almeno un giorno imparando a dipendere non dall'ubiqua carta di credito che dà il diritto di pretendere senza chiedere e di ricevere pagando, bensì dal credito che deriva dalla propria capacità di farsi amici, di domandare nel modo giusto, di saper sviluppare ed offrire proprie risorse non precostituite dal denaro, e dall'abilità di riutilizzare o ricreare o raccogliere e valorizzare ciò che altri lasciano fuori dalla propria vita come cose senza valore.

 

"Poveri che diventano donatori, e provocatori di chi ha e non fa nulla" "Servire e far servire per primi i più sofferenti, è la sorgente della vera Pace." "La miseria giudica il mondo e rovina ogni possibilità di pace." "Vivere, è rendere credibile l'Amore; è vendicare l'Uomo, amando." "Siamo condannati a sapere tutto. L'urgenza è la condivisione, condivisione anche del bene lavoro, del tempo libero..."    abbè Pierre

 

 insegnamento
postato da: Redrage alle ore 03:28 | link |
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