Sapersi riconoscere nel tutto. Fratellanza e Rispetto.
Amica mia è giusto ciò che affermi. Dici di guardare il sole al tramonto con la speranza che arrivi l’alba, che hai rinunciato a combattere senza poterci fare nulla. Non è vero che nessuno sa niente, le cose peggiori avvengono sotto gli occhi di tutti! Anch’io sono lontano dalla sofferenza? Tu ci sei stata vicina, lungo il percorso hai accostato i tuoi passi alle orme già segnate dall’oblio. Non ti sei accorta di niente? C’erano mille occhi che ti guardavano pieni di speranza, nei momenti in cui la perdevi. Ti attendo alla fine dei tuoi passi accanto a Fratello Albero, ci siederemo ad interrogare le tre pietre: la prima è la madre, la seconda rappresenta la nascita, la terza è 
Non potremo più essere gli stessi, non lo sai? Continui a ripetermi che ti auguri di tornare come prima! "Occhi di rugiada", vestibolo dell'antica saggezza orientale, moglie e madre delle meraviglie, abbi cura degl'insegnamenti che hai in serbo, fanne tesoro per tutti coloro che vorranno attingerne da quella fonte. Mi sembra di scrivere su un libro in cui le pagine sono bianche, ma dove, appena poggiata la penna, si evidenziano i caratteri che, in prima intenzione, ho in animo di tracciare, gli stessi identici, non un libro nuovo, "usato e navigato",come possiamo essere noi. Tutto ormai è tracciato in questo Cerchio Sacro, la dignità delle esistenze, la dignità nelle sofferenze, senza alcun destino: non vi è nulla all'infuori di ciò che, in realtà, affettivamente cerchiamo. "Mitakuye Oyasin", "Siamo tutti fratelli". Una preghiera di cui oggi faccio dono perché, in questi tempi di future separazioni e attualmente di dolore, sia più facile anche per noi restare con il cuore concentrati su questa spiritualità ricordando ogni giorno che siamo tutti fratelli. Basterà sussurrarla dentro, visualizzando il flusso di Luce del Sacro Cerchio della Vita che tutti unisce, per affrontare anche i momenti più difficili con la pace nel cuore e con la convinzione che questa pace deve e può regnare tra tutti Noi. Mitakuye Oyasin
Se fossimo meno “grandi” e un poco più bimbi nell’animo potremmo “darci la mano per non far cascare questo mondo”! Desidero che l'uomo sia restituito a se stesso, che sia uomo-padrone della propria sorte.

L'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme non è il conforto di un normale voler bene, l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé. L'appartenenza non è un insieme casuale di persone non è un’apparente conformità in una eventuale socializzazione, l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé. Uomini del mio passato che avete sia il senso del dovere che quello collettivo dell'amore, io non pretendo di sembrarvi amico, mi piace immaginare la forza di un culto così antico e questa strada non sarebbe disperata se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita, ma piano piano il mio destino é andare sempre più verso me stesso e non trovare nessuno. L'appartenenza è assai di più della salvezza personale è la speranza di ogni uomo che sta male e non gli basta di essere civile. E' quel vigore che sento nel fare parte del tutto, che travolge in sè per sè ogni egoismo personale, con quell'aria piena di vita che è davvero contagiosa.
Io non pretendo il mondo intero, vorrei soltanto un luogo più genuino, dove, magari un giorno finalmente, io possa dire questo è il mio posto dove rinascerò, non so come e quando, nel senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo. L'appartenenza è un'esigenza che si avverte man mano che si fa più forte la presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo, è quella forza che prepara al grande salto decisivo che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti in cui ti senti ancora vivo. Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire “Noi”.
Redrage