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Utente: Redrage
Scrivo perché ho memoria e la coltivo scrivendo della mia gente, degli abitanti emarginati dei mie mondi emarginati, delle mie utopie derise, dei miei gloriosi compagni e compagne che, sconfitti in mille battaglie, continuano a preparare i prossimi combattimenti senza paura delle sconfitte.

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venerdì, 29 giugno 2007

Viaggio sullo Zoncolan, la montagna sacra

il tavolo dellNon credevo ai miei occhi, giungevo dalla lontana Trinacria, tremavo imboccando quella piazza a S. Donà, Legend vibrava come una corda di strumento al tocco dell’arco, Redrage mi batteva sulla spalla ché il momento era giunto. Legend a pieno caricoLa storia era iniziata due giorni prima, Legend veniva caricata all’inverosimile sacco a pelo, zaino ed un paio di borse, quattro cose giusto per trascorrere una settimana di viaggio di appena 3.500 km. Gianni mi aspettava tra i tavoli di un bar ed un attraversamento pedonale, noi, ancora non estinti bisonti della strada, stavamo tutti per conoscerci, ognuno con la propria storia, ognuno vinto dal desiderio di conoscenza visiva e percettiva, adesso ci potevamo toccare, reali ed abbondanti. “Piacere, nice to meet you!” biker fest groupCi siamo così presentati dopo un anno che ognuno scriveva della propria vita, di sé, come se ognuno di noi stesse raccontando di una vita reale vissuta insieme, delle proprie emozioni, della sensibilità della vita, degl’incontri, dei dolori e della perdita degli amici: essi sono andati via per la propria strada attraversando una selva oscura Vincenzo e Zio Mimmo, recandosi lì da dove essi ci possono guardare, guidare e proteggere. Non bisogna essere credenti per affermare questo, dipende solo da noi, basta solo prepararsi, serve un poco di sensibilità aprendo le interiori porte della percezione. Lina mi dice che ciò avviene solo se noi ce li ricordiamo, se li evochiamo, se ne abbiamo pensiero e perché no! roseOgnuno cerca di aiutarsi come può per superare certi momenti, per sopperire a certi bisogni, per colmare un tremendo vuoto generato dalla scomparsa della luce e del proprio bene più prezioso. Io penso che essi esistano a prescindere dal nostro pensiero, ben poca cosa dinnanzi ad una vastità di un amore immensamente svelato, di un tocco della propria mano nel saluto di una partenza, in verità siamo noi viventi a partire, ad essere andati via, essi rimangono tra noi senza gli affanni di un vita che muta: si vorrebbe ricominciare tutto, daccapo! O primo o ultimo, Gianni guida la carovana in mezzo ai boschi friulani, sloveni e croati, essi mi ricordano tanto il vestito delle montagne di Calabria: immensi boschi, declivi morbidi come seni di donna.biker fest monte Zoncolan Il passo della sua   Jap-moto è scandito da un codazzo di vocianti sorelle che seguono la propria regina, in palio vi è un saporito maialino croccante tra brindisi di vino e grappe locali; Victor e Dragan ci hanno preparato una improvvisata festa, ci hanno preparato un tavolo dell’ amicizia, bisogna discutere e sottoscrivere un trattato per allargare e diffondere i sentimenti, sempre più rari per altri, di condivisione e di partecipazione che ci animano. GianniPiuma, Giusi Sorrisocheincanta, Renata, Nico, Enrico Johnny, Franco Hantayo, Mario Superbros, Victor, Claudio, Tonio Kimura il Gallico, ed il sottoscritto Pippo Redrage hanno stilato e sottoscritto un patto col proprio sangue, sul proprio onore, in cui si impegnano a mantenersi in ottima forma, avendo cura di sé e di chi ci accompagna perché tutto ciò possa avvenire ancora di nuovo tra qualche tempo, non importa come: uomini e motociclisti lo saremo per sempre nel nostro cuore e nelle nostre azioni. Di questi tavoli ne abbiamo imbanditi una decina, ognuno di noi aveva le mani ricolme di abbondanti doni reali, l’uno per l’altro. premiazione di RenataRimango dell’ idea che farne sia più bello che riceverne, anche un pensiero di fratellanza come il saluto a dita divaricate quando ci incrociamo sulla strada. Da fermo ho poggiato il pugno sinistro prima sul mio petto, poi su quello di mio fratello. Non mi sento di parlare della cronaca dei momenti, essi sono rimasti immortalati nel mio cuore e come un sogno sono disposto a rivelarne le sensazioni. Non vi è stato un viaggio di andata e uno di ritorno, se vi sono stati problemi da uomini e tra uomini li abbiamo risolti, non abbiamo raggiunto alcun fine particolare, tutto quello che io ho vissuto insieme ai miei fratelli era già scritto nel grande libro del motociclista dove le lettere sono marchiate a fuoco: anni ed anni di vite scritte con il sangue e con i chilometri di motociclisti con i coglioni. GianniPiumaDi ognuno mi ricordo gli occhi, il sorriso, la speranza, il personale abbraccio, mi ricordo di Mamma Lucia che mi manda i baci al telefono, della Signora Daria dal tocco fatale al caffé, l’ospitalità e l’accoglienza di una regione di frontiera come la mia. Della “Lucia” serbo il ricordo del suo corpo come in un poster gigante, di un fansla Lucia fansclub club e del suo profumo di donna. Grazie Sorelle e Fratelli

Buona strada a tutti!                      Redrage   

postato da: Redrage alle ore 22:37 | link |
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domenica, 17 giugno 2007

a uno sparuto numero di "sopravvissuti"

viaggio

“E misi me per l’alto mare aperto

sol con un legno e con quella compagna

picciola da la qual non fui diserto”         Dante


guitar paintingLe uniche persone per me sono i matti .... quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai un luogo comune , ma bruciano  bruciano  bruciano come candele romane gialle e favolose , che esplodono come ragni tra le stelle       Kerouac



viaggio

            

 

 

 

 

Ci sono tanti modi per sognare un viaggio "on the road" con gli amici, ci sono tanti modi di pensarlo, per uno come me ci sono tanti modi di farlo. Viaggi, scrigni magici pieni di promesse fantastiche, non offrirete più intatti i vostri tesori. Una civiltà proliferante e sovraeccitata turba per sempre il silenzio dei mari e dei percorsi di terra. La strada è un medium, forse il più antico, sicuramente fondamentale per la civiltà: senza strade, la scrittura si sarebbe rinchiusa nella sua limitata utilità locale di strumento di registrazione, non avrebbe unito le genti, comunicato messaggi, dichiarato trattati, stipulato paci. L’homo sapiens, l’homo scribens è prima di tutto un homo viator. La strada è vanitosa: essa sollecita, pretende la rappresentazione, essa è segno nel paesaggio, è scrittura tracciata sulla crosta terrestre, manufatto umano leggibile da migliaia di chilometri d’altezza; la strada è sempre, naturalmente, in posa, di utilità, di congiunzione tra genti migranti.

Viaggio aspettandomi un antico tracciato rimasto agibile, rimango  colpito da un mondo e da un modo di vivere fatto ancora di rapporti umani, di personaggi semplici, di piccole grandi cose che pensavo ormai estinte.

Redrage

 

postato da: Redrage alle ore 18:14 | link |
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lunedì, 11 giugno 2007

Gli aranci li portarono gli arabi

arance


Case cotte dal sole,
pelle ed occhi cotti dalla polvere riarsa,
terra umida di una notte,
sete placata dalla giovane rugiada,
tempi di ciarvuna e cannizzi, lampade fumose ad olio
la pipa del nonno fragrante di tenere piante.
Le ruote del carretto girano lente
con il cane da caccia alla catena, a lato.
Pistacchio, mandorlo e pesco, ciliegio e carrubbo
una saia sulla terra sparge acqua, sangue e fatica di chi la lavora. Gli aranci li portarono gli arabi, la  pelle scura, religione e lavoro valgono una rivolta,
padroni in cielo ed in terra.cortile

postato da: Redrage alle ore 09:48 | link |
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lunedì, 04 giugno 2007

Gli ultimi della Terra

luci solitarieSveglio la finestra inferiore della memoria.
lascio al sogno il suo proprio colore
fra peregrinazioni e pietre,
la nostra antica morte è ritornata
e noi siamo più morti.
Quale finestra posso aprire
e dalla sua luce gettarmi nella morbidezza del nulla,
la rovina è il tuo sogno acceso
da una visione innocente,
dammi questo bicchiere che beva questo vuoto..

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudini, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse...
Datevi pace e fatevi coraggio.
Stringete il nodo dei fraterni affetti
riparate dal freddo i fanciulletti
dividetevi i cenci,i soldi, il pane,
sfidate uniti e stretti
l’imperversar de le sciagure umane.

La migrazione “degli ultimi della terra” è inevitabile, è un cammino spaziale che di necessità prima o poi questi compiranno, per il riscatto dalla oppressione, dallo sfruttamento subìti nel tempo.
postato da: Redrage alle ore 11:54 | link |
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