Sapersi riconoscere nel tutto. Fratellanza e Rispetto.
Così nel tempo Ella è stata chiamata: "Colonna del cielo" da Pindaro, "Fucina di Efesto" pei greci, "La Montagna" dagli arabi; per definire "Etna" si sono provati in tanti, l'imperatore Adriano la rappresentò affermando: "Uno dei momenti supremi della mia vita" , questo dopo che egli riuscì a scrutare l'alba dalla vetta del vulcano "Etna" dopo avere affrontato una difficoltosa ascesa.
Tanti altri vollero perdere la loro vista dentro la maestosa voragine del cratere centrale, la stessa bocca che inghiottì il filosofo Empedocle; su di Lei scrissero letterati del '700 come Goethe e Guy de Maupassant alla fine dell'800. Ad Ella non si rende merito, per chi giunge da queste parti, il pensare di trovarsi su di una montagna qualsiasi, i vari elementi che in Ella si fondono e la costituiscono, la rendono di grande interesse scientifico, le si riconoscono ambienti eccezionali per fauna e flora, esclusivi in ambito mondiale.
Insieme al vulcano "Etna" si armonizzano la vegetazione che affonda le proprie radici nelle rocce laviche disgregate, la fauna che vi alberga e l'uomo che si è insediato estirpando, dissennatamente a volte, i frutti di un terreno reso fertile dalla ricchezza dei minerali; con la sua pietra egli ha costruito ponti, strade e città magnificandole in perfetta simbiosi con l'ambiente circostante, tutto di pietra nera. Lasciatemi che descriva “Ella” cominciando dalle vette che sono quattro ed a quote differenti. La comprensione e la conoscenza inizia visitando per ironia del cosmo, dalle sue voragini deputate a svolgere la costante attività effusiva e di degassificazione, in tutte le sue espressioni è da ritenersi tra i vulcani più attivi: cratere centrale, cratere di nord-est, bocca nuova, cratere di sud-est. Da sud e da nord è possibile raggiungere l'area sommitale solo con guide alpine dai due versanti: dal Rifugio Sapienza ed a nord da Piano Provenzana.
Torniamo alla vetta di "Etna". A tremila metri, in quel territorio di contesa tra la vita e la morte dove le piante pioniere lottano per la sopravvivenza, si procede a piedi e dopo un pianoro tracciato dalle ripetute lave effusive, si affronta un dislivello di trecento metri che separa dal bordo craterico: la fatica è spesso ricompensata da un unico spettacolo naturale che si gode dal "balcone degli dei". Dalle sommità lo sguardo spazia dallo Jonio al Tirreno , dalla Calabria al Mediterraneo, scorgendo i monti Nebrodi e le Madonie, i fiumi Simeto ed Alcantara, Capo Peloro e Capo Passero.
Col cuore in gola per la trepidazione e per la fatica si raggiunge a tentoni il bordo: una voragine immensa profonda almeno mille metri e larga cinquecento, in grande quello che si visita ai crateri Silvestri più in basso nel versante meridionale; in più si notano grazie al soffio di un vento ciclonico, momentaneamente nascosti da una sbuffata di acre fumo grigio, alcuni spuntoni rocciosi che cavalcano tutta la circonferenza di buona parte dei crateri. Le albe ed i tramonti mozzano il fiato, lo "Spirito” rimane sospeso, tanto che sembra di vagare in paradiso: un tappeto di nuvole si corica sotto i piedi dando una netta sensazione di volare. 
Non si pensi che con la visita delle sommità si sia conquistato il vulcano, nulla di più falso!
Non si possono ignorare i fianchi abbondanti di "Etna", fianchi ricoperti dalla lava per centinaia di volte nel corso dei secoli. Si pensa che da una caldara situata sotto l'attuale Valle del Bove sia nata "Etna" , "a muntagna", appena 500.000 anni fa: giovanissima, intrigante e stupenda.....
L’unica mia preoccupazione, mentre risalgo lungo le strade montane, sono il flusso sostenuto degli altri veicoli a motore che incrocio, il contorno di viali alberati sono il salotto in cui mi accomodo e nel fantasticare un mondo disteso ai miei piedi, mi sento speciale, diversamente unico, mi sento un bambino che ha scoperto che salire sul davanzale della finestra, si scopre un mondo da osservare, mille volte sognato.
Un viaggio a piedi nella natura di Etna.
La mattina alle 5 sono già in macchina, ho approntato ogni cosa la sera prima, il materiale di sopravvivenza si trova dentro lo zaino da 100 litri, al termine è la volta di arrotolare il mio sacco a pelo e quello di Ariel. Oggi si sale in macchina, il mio "pastore" mi accompagna, ha capito tutto, mi ha spiato la sera prima, i movimenti sono stati fin troppo chiari, facile capire per lui quando è il momento di uscire verso "Etna" perché ella non è solo un vulcano , bensì un gigantesco deposito di energia a cui attingiamo come fonte bevendone gli effluvi. Facciamo sosta a Nicolosi per rifornirci di pane caldo e di acqua presso la fonte "acqua del parrino" in contrada Tardaria di Pedara e poi si riparte verso l'ultimo tragitto di 12 km, direzione: Etna sud.
Tra tornanti e burroni, tra nuove lave nerissime e arbusti circondati da colate come lingue scure, lambenti. inforcata la strada che conduce all'osservatorio astrofisico questa si restringe sempre di più fino alla grande porta in pietra che sbarra l'entrata alle auto; all'ingresso pedonale stazionano i tornelli in pietra i quali danno il benvenuto ai visitatori instradandoli verso un viottolo asfaltato che per un breve tratto è in discesa in mezzo ai boschi. Oggi desidero compiere un tragitto particolare, un lungo tratto di strada di cui i primi tre sono agibili e di media difficoltà, il resto della pista è in terra battuta per altri 15 Km. stanotte conto di rimanere a dormire al rifugio di Monte Scavo e domani se il tempo me lo consentirà, farò un'ascensione verso Monte Maletto a 2.200 mt, nell'ultima parte mi aspetta un passaggio impegnativo da superare: una ripida salita su sterrato lavico mi porterà, dopo 2 km. di ascesa, al rifugio più spirituale, la mia isola di pace e di meditazione. Da un paio di anni gli amici non mi accompagnano più, c’è chi è emigrato, chi s'è invecchiato troppo per queste passeggiate, altri interessi sono subentrati, lo so, ci vuole tanta passione in queste cose da montanari, bisogna possedere come il tempo meteorologico un carattere estremo, buon spirito di adattamento, di sacrificio, conoscenze specifiche e cosa più importante: un profondo rispetto per la montagna. Il tragitto mi permette di passare attraverso boschi di specie in costante diversità a secondo dell’altitudine: pini loricati, abeti, castagni e larici, noccioleti e alberi da frutto; ogni pianta mi lancia un segnale, un cenno del passaggio di altri visitatori, Ella mi orienta e calma il mio respiro perché ne sento l'enorme energia; si passano spazi senza vita come paesaggi lunari, la lava la fa da padrone, fanno capolino ogni tanto le ginestre , alloro e origano, essi non hanno bisogno di copiose piogge, sì del vento per spandere odore, fragranze ed altri semi. Come un uomo sandwich, zaino in spalla ed al petto la sacca del pastore, circondo la mia amata col mio braccio sinistro e segno una circonferenza verso nord-ovest aggiungendo al mio bagaglio personale, di volta in volta, nuove percezioni che so di accogliere con lo spirito di un novizio: so attendere ogni cosa che poi m'arriva, nessuno mi ha insegnato, l'esperienza mi è stata maestra imparando ogni volta. Supero dopo breve sosta il Rifugio della Galvarina a 1600 mt, il tempo all'interno mi è trascorso tra una spremuta di arance ed un paio di biscotti della monaca, anche una bevuta d’acqua mi reintegra quella dissipata, quindi mi sposto con passo celere all’attacco dei 2000mt di Monte Palestra, questo è il rifugio più piccolo ed accogliente.
Il tragitto compiuto è ancora breve, bisogna avere cura di non far passare dopo pranzo più di 2 ore: voglio altra luce per almeno 4 ore, c’è da fare legna! Nel pomeriggio è il momento in cui fanno vedere la loro bella faccina (solo per vista allenata) scoiattoli, lepri e volpi, vicino ai corsi d’acqua i furetti e le marmotte, è un habitat dalla morfologia del suolo perfetta a causa degli anfratti che si dispongono naturalmente per dare loro riparo dai predatori. “Monte Nunziata” ed i suoi ingrottamenti (hornitos) mi fanno presagire che siamo quasi arrivati al rifugio della notte, “ariel” sta al guinzaglio all’erta davanti a me.
La strada dei sentieri natura in terra nera segna l'orizzonte in mezzo a chiazze arboricole di pini loricati e dopo ogni scalata si spalancano agli occhi stupendi paesaggi carichi di verde e di lave rosse e nere con sfumature gialloverde. Il terreno non è regolare ed ad un tornante fanno di seguito speroni di roccia che si addentrano con le lave nel fitto bosco di cerze, mentre più in là il vento schiarisce la vetta della mia amata "Etna", e...mi abbandono languido al disopra di un muretto a crudo: l'ammiro trasognato, mille volte l'ho fantasticata.
Appena in discesa la strada si divarica , sulla destra ecco mostrarsi un tetto di tegole rosse con comignolo e banderuola, arrivo ed i sacchi non mi pesano più ormai, giro il cappello, il sole non mi ferirà più, posso togliere gli occhiali da sole; il cammino di 18 km., non fosse per il peso dei bagagli, sarebbe una passeggiata più lunga, ma sempre ai limiti della lussuria più sfrenata.
Lungo il tragitto Ariel tiene teso innanzi a me il guinzaglio di 2 metri, egli senza tirare fa sentire l'energia dei garretti, alla vista della meta agognata, saluta la natura dei luoghi con un fragoroso abbaio, pregusta una notte in libera compagnia. Scevro da pendagli ormai caracolla in mezzo alla radura che si apre davanti alla casa, quante volte, forse mille, gli lancio il legno che egli giocoso mi riporta mimando il prossimo riporto con balzi che man mano s'allungano sempre più d'ombre. La legna è raccolta ed è ora di accendere il vermiglio fiore del fuoco, la temperatura s'abbassa e la felpa fa spazio ad un maglione col collo alla dolce vita, le candele all'interno del rifugio Monte Scavo vengono accese. Noi ci prepariamo così al buio della notte, l'aria è frizzante non si può ancora parlare di freddo a 7 gradi, la notte è alle porte ed al camino ho aggiunto la mia minestra di farro e legumi. Il pastore gira intorno alle assi che fanno da tavolo e sedie inseguendo le ombre e le scintille dello scoppiettio della legna umida: più felice di lui non c'è nessuno e mi beo di questo perché nell'innocenza trovo le risposte alle mie domande. Sono satollo di ossigeno, la luce delle stelle rischiara le cime, il vento sgretola il silenzio dei pensieri, le domande più frequenti fino ad ieri trovano certezze nelle risposte e nella semplicità di quelle luci che gli antichi credevano i buchi da cui gli dei ci guardano. Luna niente almeno per ora, ella riposa dietro il cratere vulcanico, tra qualche ora farà a gara con la mia stanchezza per essere ammirata e nulla m'impedirà di trascorrere un'altra notte in compagnia delle essenze evocate, Redrage le metterà in cerchio attorno al fuoco. Ci passeremo la pipa raccontandoci della Sacra Madre Terra, degli abitanti, dei fiumi, dei mari, dei monti, della dura esistenza e dei beni preziosi che più amiamo. Siamo venuti quì per potere parlare dei nostri nuovi progetti ed Ella ci aiuta in questo. picasaweb.google.it/Redrage55/ImmaginiEtna#
Redrage
Stavo sdraiato in una cantina con la luna piena negli occhi, quando il sole esplose nel cielo, la mia testa suonava come una band, mi sentii andare in estasi, pensavo a ciò che mi aveva detto un amico, non una bugia, lo speravo. Ho visto in sogno navicelle argentate sostare nella foschia gialla del sole con i bambini in lacrime e i colori svolazzanti attorno ai prescelti . Tutto come in un sogno mi sento aggrappato ad un filo di vita. Il mondo in un pugno non significa nulla. Salgo su questa barca, non ho dubbi: sono in cerca di terre pacifiche senza guerre nei dintorni, un oceano di mani che stringono e afferrano il cielo. Il vento soffia attraverso le vele. Mi sento come se me ne fossi andato per partire con il vento che soffia attraverso le mie vele. Ci vorrà tanto amore per farci superare la notte per far funzionare bene le cose, per cui se sei là fuori ad aspettare, spero che tu ti faccia vedere presto perché la mia testa ha bisogno di un riferimento, non di solitudine. Ci vorrà tanto amore per cambiare le cose. Accade, oggi, che nella rete affiori la nostra necessità di salvezza e la salvezza, appunto, non può che stare nel riannodare legami, nel ricostruire reti, nell'immaginare un avvenire. C'è una rivolta di genti diverse che porta il nome di ognuno, le rivolte sono una festa che non hanno un padrone, passano, vanno, non si accasano mai, traversano terre e frontiere. Cacciare i padroni, sconfiggere il re non per le terre né per i fucili, l'orgoglio o il passato, ma per sapere che cosa adesso noi siamo. Ti hanno ammazzato nel bosco o in un forte delle praterie,ti hanno ammazzato invidia o vendetta, o gelosia, hai avuto molte morti, e non è strano, per uno che era di molte nazioni, profeta dell'arco, guerriero col fucile, devoto a molti dei. Hai avuto molte morti ma non una risposta: voglio sognare un sogno in comune io devo sapere chi siamo.
Si vive di tempo e di un vibrare eterno, si vive di luce e di conoscenza che cresce, si vive di strade belle e di qualche ponte caduto, di tempo che verrà, di tempo che intanto ti si cuce addosso. Si vive in due fino a capire il mistero cercato di una carezza, della complicità e dell’incontrarsi. Si cresce di buoni ricordi, si vive nel presente, sapendo che la semina nel passato rappresenta frutti d’aspettative nel presente. Ma guarda ancora: esisto, mi vesto, mi svesto, buon esito io resisto. Siamo ancora qui, scampati ad un fuoco di fila, a contarci ad uno ad uno, a raccontarci di un futuro; siamo fuochisti e marinai, rinominiamo le stesse strade, siamo fornai e cantanti, flautisti e liutai. Sappiamo di scale e martelli, sappiamo di vele e pennelli, abbiamo bussola e vento, il cuore in un pugno, siamo senza bandiera. Col tempo si nasce si cresce e si resta a metà, col tempo il tempo diventa di seconda mano. Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri, di pioggia, di voglia di ridere e di un pianto che non si vede. Redrage
