Sapersi riconoscere nel tutto. Fratellanza e Rispetto.
Seguendo il sentiero che conduce
verso l'oscurità, nel sud,
volti di esausti migranti mostrano speranza
e mi accolgono tra loro:
se vuoi restare per un po'
riposa le tue membra indolenzite per un po',
la notte è invitante
ed ora non puoi temere.
Ascolto il richiamo di uccelli notturni
non riesco ad afferrarne le parole,
mi sono accorto di essere in un bosco
lontano dalla strada.
Vaghe fosche creature strisciano
e si mettono accanto,
con essi tendo il capo
ed ascolto il rombo di una guerra lontana
che alle orecchie si fa sempre più lieve:
la follia era e deve finire lì!
Fratello ti dico:
"Lancia i tuoi pensieri indietro di anni
al tempo in cui l'amore era vita di ogni mattino.
Verrà un giorno in cui le notti di fuga
saranno come quel mattino".

"Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità,di verità". Fabrizio De Andrè
“Darsi un contegno”: è un’espressione che esiste solo nel vocabolario del nostro paese. Un paese che più di tutti ha permesso, “dandosi un contegno”, coprendo menzogna su menzogna, che rimanesse nascosta la sua violenza profonda.
I viaggianti migranti mi raccontano che è stato veramente atroce quello che hanno vissuto, essi, essendo stati i reali attori della tragedia di quei momenti, mi hanno dato testimonianza di aberranti trascorsi, Essi mi hanno fatto però questo dono: "Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini". In quei giorni, in quelle notti siamo arrivati tutti insieme in quei luoghi, ero pronto per provare e condividere ogni cosa. Volevo però uscire al più presto da lì, vedere la luce dei campi senza le macerie ammassate dall'indifferenza degli uomini. Aria, chiedevo, aria, aria, aria. Chi ha detto che il lavoro, lo studio, la vita di un viaggio debbano diventare guerra con tutti questi morti? Perché tanti parlano di salute e sicurezza e del tempo, mentre del tempo che scandisce la vita non sanno nulla? Noi tutti abbiamo perso il senso del tempo, della bellezza, l’espansione del tempo e della vita. Il Sud del mondo è contrapposto ad un mondo di plastica. E’ per la stessa ragione che quando incontro i viaggianti, cerco sempre gente comune, i loro pensieri e le loro anime, quelli che fanno la storia e non si troveranno mai sui libri di scuola. Rimango attratto da quelli che non consumano, bensì da coloro che producono sudore, ideali , sogni: vita. Nei loro paesi essi erano fabbri, massaie, pescatori ed anche vagabondi, sono loro che cerco e che danno un significato al mio patire. Sia ben chiaro, io non invento niente, sono loro le voci che raccontano di speranze e di paure, del dolore dei protagonisti di tragici eventi, racconti che sembrano spezzati, mescolati, nomi che non cambiano l’età, le facce, le azioni. Non voglio né spettacoli né eroi, non li vogliamo, soprattutto da parte di coloro i quali hanno raccontato le loro storie a me. Vogliamo ricordare, invece. Dobbiamo ricordare!
Non sappiamo se e quando si vincerà la battaglia contro le morti di questa guerra, di questa infamia, sappiamo però che non servono le leggi di segregazione, perché esiste quella dell’uomo… ci vorrà di più, dovremmo essere di più, con più forze, più idee. Ci vuole cultura, quella vera, non quella inventata da chi rende palese uno spudorato razzismo.
Redrage
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